Il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi. – Malcolm X
Sono ormai 10 anni che bazzico in un modo o nell’altro il mondo camper. Conosco alcuni fra i principali allestitori e costruttori italiani (quasi tutti di persona), ho assistito all’avvento delle batterie al litio, ho viaggiato in lungo e in largo con il nostro amato van, ho partecipato a raduni e fiere di settore, ho scritto e prodotto video su praticamente ogni argomento possibile e immaginabile (più di 300 articoli solo in questo blog), ho fondato con altri colleghi una scuola di camperizzazione… e ho visto insomma un settore intero risorgere dalle ceneri, complice la moda della vanlife e probabilmente l’esplosione dei social media, YouTube per primo. Da mezzi umili destinati a uno stile di viaggio (molto) low cost, i camper prima e i furgonati poi sono diventati delle vere e proprie case su ruote, dotate di sistemi elettrici degni di un’abitazione e tecnologie impensabili fino a poco tempo fa (cito su tutti i piani a induzione).
Oggi il mondo camper sta per assistere alla prossima trasformazione, che vedrà protagonista la trazione elettrica (ditemi quello che vi pare ma è così), con la chiusura del cerchio fra pacco batterie e alimentazione delle utenze: grazie a van e veicoli ricreazionali 100% elettrici, avremo finalmente la possibilità di eliminare completamente il gas e viaggiare in totale autonomia senza mai collegarci alle colonnine. Uno scenario futuro che, a mio avviso, è più vicino di quanto pensiamo.

Ma questa, almeno per me, è solo la punta dell’iceberg: se penso al nostro futuro camper, so per certo che disporrà di tecnologie avanzate non solo per la produzione di energia, ma anche per il recupero delle acque grigie, la cottura del cibo e ovviamente il riscaldamento. Se alcune di queste tecnologie le abbiamo già sperimentate in Islanda durante il nostro ultimo viaggio on the road con Emranno, altre le sto iniziando a provare nella nostra cascina quasi completamente offgrid. Staccarsi dalla rete e dai campeggi, almeno per alcuni, sarà il futuro del mondo camper. E io come al solito vorrei essere in questo senso un pioniere. Vi spiego cosa ho in mente di fare.
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FURGONE ELETTRICO RICARICABILE DA PANNELLI FOTOVOLTAICI
Il primo punto imprescindibile, se non altro per me, sarà l’alimentazione elettrica del furgone (o di un camper, ma nel caso di un mansardato l’aerodinamica non è certo delle migliori). Ho forti dubbi sul fatto che in futuro ci sarà ancora spazio per diesel e benzina: le riserve di combustibili fossili stanno finendo, la gente ne ha le palle piene di guerre e disastri ambientali, dobbiamo ridurre le emissioni e i costi per i carburanti sono sempre più alti. L’unico vero vantaggio resta l’autonomia, maggiore con un diesel, ma credo che anche questo gap sarà presto risolto. Se avrò la possibilità di comprare un furgone e allestirlo a camper, prenderò un veicolo 100% elettrico, a patto che abbia almeno un paio di prese a 220 volt interne collegate direttamente al pacco batterie del motore (vedi il Fors eTransit per esempio).
Questo punto sembra scontato ma al momento, su diversi modelli, le prese 220 volt interne funzionano solo se il motore elettrico è acceso. Un ostacolo che in qualche modo bisogna superare, e non è detto si riesca a farlo se non sono i produttori per primi a metterci mano. Non solo: perché un altro punto per me tassativo è che il camper del futuro possa ricaricarsi di “benzina” (leggi: corrente elettrica) in qualsiasi momento e in qualunque posto del mondo. La ricarica dovrebbe avvenire in questo senso con almeno 2 kW di pannelli fotovoltaici, corrispondenti al minimo di corrente richiesta in fase di ricarica da un normale veicolo elettrico. La sfida qui è duplice:
- da un lato bisogna interporre tra pannelli fotovoltaici e batteria motore un secondo pacco batterie, in grado di erogare corrente in monofase e superare così il test della messa a terra effettuato dai caricabatterie dei veicoli elettrici per avviare la carica. Un normale inverter collegato a batterie al litio, per esempio, potrebbe non funzionare
- dall’altro lato bisogna trovare il modo di superare almeno la soglia dei 2 kW di fotovoltaico. Questo punto è forse più semplice, perché gli attuali pannelli arrivano agilmente ai 600 watt di potenza. Con 2 sul tetto si arriva quindi già a 1,2 kW, e con altri 6-8 pieghevoli esterni da 400 watt l’uno si possono superare abbondantemente i 4 kW complessivi. Di nuovo, c’è da capire l’ingombro e il peso…
La questione delle ore di ricarica è relativa: non mi preoccuperei di rimanere fermo uno o due giorni per aspettare di caricare il 30-40% del pacco batterie: da sempre abbiamo viaggiato così, spostandoci di 200-300 km al massimo per poi fermarci almeno due notti, se non tre, nella tappa di arrivo. Chiaro che tenere aperti i pannelli fotovoltaici all’esterno potrebbe risultare scomodo, oltre che rischioso per via dei possibili furti, specie in sosta libera. Il tutto va quindi ponderato con attenzione, ma sulla fattibilità non ho dubbi: non solo si può fare, ma qualcuno già ci sta riuscendo, tra l’altro con un pullman!
RISCALDAMENTO E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA A 220 VOLT
Se si dispone di un pacco batterie generoso (almeno dovrebbe essere 80 kW/h, se non 100), è chiaro che alimentare un sistema di riscaldamento o di condizionamento dell’aria a 220 volt diventa un gioco da ragazzi (ammesso, come scritto sopra, che la presa o le prese si possano attivare senza accendere il motore). Con il suo condizionatore a pompa di calore, Dometic ci è già arrivata l’estate scorsa: l’unità esterna sul tetto produce aria calda o fredda con alimentazione elettrica, un po’ come avviene con le pompe di calore in casa (che, guarda un po’, hanno soppiantato le caldaie a gas).

Il van, inutile dirlo, dovrebbe essere coibentato nel migliore dei modi: fosse per me, utilizzerei di nuovo la combinazione sughero e lana di pecora, materiali leggerissimi e con doti di isolamento eccezionali, anche queste già testate in Islanda nel 2023, un viaggio durante il quale in più di un’occasione abbiamo riscaldato il van (17 metri cubi di volume) con mezzo kW di potenza (tramite pannello Celsius a infrarosso, altro sistema che potrebbe tornare utile in alternativa al Dometic). Semmai ci fosse il dubbio di non riuscire ad avere abbastanza corrente, si potrebbe sempre andare in qualche campeggio, e magari ricaricare l’intero pacco batterie dalla colonnina (almeno con 10 ampere).

RICICLO DELLE ACQUE GRIGIE E RECUPERO ACQUE PIOVANE
L’acqua, in futuro, sarà sempre meno, e potrebbero esserci limitazioni anche in zone del mondo dove di acqua ne abbiamo sempre avuta (Italia in testa). Recuperare l’acqua piovana e ancora di più riciclare le grigie potrebbe diventare un vantaggio enorme per chi viaggia molto. Qualcuno ci aveva già provato in passato con prodotti che avevano anche raggiunto il mercato, ma il pubblico non era disposto a pagare 1.000 euro per un sistema considerato superfluo. Dato però che io i miei sistemi me li progetto e assemblo da solo, penso di essere in grado di realizzare sia un piccolo accumulo di acqua piovana (tipicamente dal tendalino esterno), sia una combinazioni di accessori capaci di filtrare e trattare le acque grigie.
La vera difficoltà, in realtà, sta nell’utilizzo di queste acque, perché se è vero che in casa possono tornare utili per innaffiare il giardino, è altrettanto vero che in viaggio bisognerebbe arrivare a un livello di riciclo tale da garantirne l’impiego anche per la doccia o il bucato, cosa piuttosto ardua in quanto l’acqua grigia è pur sempre un concentrato di batteri, detersivi e germi. Ancora: da capire come gestirla, ma dato che voglio realizzare lo stesso sistema per la casa, racconterò questo esperimento nel nuovo canale YouTube Vivere Offgrid, ricorrendo ad alcuni prodotti che già ho individuato e che potrei replicare su piccola scala dentro a un furgone (uno su tutti i filtri dell’azienda Matala). In fondo avere più acqua vuol dire avere più autonomia e ridurre al minimo le ricariche, e cioè le ricerche di fontanelle, i km extra, il tempo perso e lo stress. Il gioco, in altre parole, potrebbe valere la candela.
MINI LAVASTOVIGLIE E LAVATRICE PENSILE “MINIA”
Disporre di acqua e di energia rinnovabili in camper significa potersi concedere lussi fino all’altro giorno impensabili. Mi riferisco a una mini lavastoviglie, ma soprattutto a una mini lavatrice pensile che abbiamo già avuto modo di testare sempre in Islanda a bordo del nostro carrellino, con ottimi risultati. Per quanto riguarda la lavastoviglie, ce ne sono già parecchie in commercio, ma quella che più mi ha convinto è la Bob, un prodotto francese che tengo in laboratorio, cioè in casa nostra di fianco alla cucina per lavare alcune attrezzature. La lavatrice migliore è invece una sola ed è la Minia, ex Daewoo: si tratta di una lavatrice da 3 kg che può funzionare anche in modalità asciugatura (1,5 kg).
Si installa a parete, funziona con meno di 20 litri d’acqua e lavora benissimo. All’epoca la ordinai dall’Australia, perché non c’era alcun venditore in Europa. Oggi vedo che si trova più facilmente, per esempio su Ebay, con venditori come questo che offrono il modello in inglese (mi raccomando perché su quello koreano rischiate di non capirci un accidente). È un prodotto costoso, ma vale assolutamente la spesa, anche perché senza una lavatrice a portata di mano bisogna spostarsi in cerca di una lavanderia self service a gettoni, o darci di olio di gomito per lavare a mano con le piccole sacche tipi scrubba bag, pressoché inutili… nel mio camper del futuro, vorrei potermi anche fare il bucato da solo ogni tanto, giusto?
A QUANDO IL CAMPER DEL FUTURO? IL PROBLEMA DELLA BOLLA
Più dell’autonomia energetica, della ricarica, degli ingombri e dei pesi – tutti aspetti che penso di poter gestire e risolvere – a lasciarmi dei dubbi sono gli attuali prezzi dei veicoli in commercio. Che si tratti di un furgone nuovo o di uno di seconda mano, le cifre per l’acquisto sono davvero alte, troppo anche solo per tentare di imbastire un progetto serio. Ci avevo provato con la conversione in elettrico del UAZ 452, un progetto che però si è arenato per motivi burocratici e omologativi (pare che in Italia non sia possibile fare alcun tipo di conversione, nonostante ci sia una legge apposta che lo consente, almeno sulla carta). Da lì ho visto esplodere la bolla dei van e degli autocarro di ogni genere, età e tipologia, con prezzi veramente inaccessibili e ingiustificati.
L’unica possibilità che vedo, oggi, è nell’acquisto di un furgone elettrico di quelli usati dai corrieri, per cui brevi percorrenze e prezzo ragionevole. Ai lavori di allestimento e all’omologazione ci penserei io con la mia esperienza e le mie conoscenze, ma ad oggi si parla comunque di cifre sopra i 20.000 euro, con diverse incognite da risolvere (prima fra tutte la ricarica del pacco batteria motore tramite fotovoltaico e batterie di accumulo). Ho già visto di persona il Ford eTransit e ho chiesto un preventivo a un concessionario di Bologna, ma per un modello nuovo l’investimento sarebbe eccessivo. Se le cose continuano a girare bene con il nostro agricamping, spero e confido che avremo presto le risorse necessarie per tuffarci in questa nuova avventura. Nel mentre continuo a studiare, progettare e visualizzare quello che potrebbe essere il degno erede di Ermanno.




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